mercoledì, luglio 23

E anche la morte è un gioco


"Venghino siore e siori! Bimbe e bimbi venite conoscere una delle bellezze della vita: la morte violenta! Tutto questo per solo un euro!"
Immagino un omino piccolo e giallognolo, vestito in camicia verde - chissà come mai proprio verde - e bermuda jeans sdruciti che, col volto paonazzo, invita il pubblico ad assistere allo scempio.
Non voglio fare il moralista e infatti non grido allo scandalo, come credo faranno in molti. È solo che non riesco a capire come si possa essere così idioti da pagare per vedere un pupazzo che viene arrostito su una sedia elettrica finta. Con quell'euro meglio fare una bella partita ad un videogame o lanciarlo in testa a quell'idiota che ha avuto questa trovata. Non trovate?
Intanto continuiamo creare fasce protette e ad apporre bollini colorati ovunque, solo per non far vedere ai nostri bambini una sana scena di sesso. Ci ritroveremo - anche se in parte è già così, visto il crescente uso dell'aborto come metodo contraccettivo - con un esercito di ragazzetti che non sanno bene dove infilare il pisello ma sanno benissimo dove mettere un coltello.

martedì, luglio 22

La storia è un gioco













Spesso mi sorge il dubbio che veramente lo sia. Riflettendoci bene, dalla storiografia larvale di millenni fa a quella totale di oggi - per intenderci, dagli egiziani a History Channel - il succo non è cambiato. Tutti i grandi avvenimenti che hanno segnato la storia dei popoli sono stati decisi da Persone. Spesso da fatti privati di persone - tradimenti, gelosie, invidie. O la vecchia, cara e immortale brama di potere. Chi vuole avere l'impero più grande della storia, chi vuole essere ricordato per aver mobilitato una marea di persone con le sole parole.
Un piccolo-grande cambiamento è legato alla guerra: prima chi le scatenava le combatteva. Dalla prima guerra mondiale in poi questo non succede. Muoiono soldati e affini ma i grandi stanno seduti nelle loro comode stanze con aria condionata, protetti da eserciti di gorilla e di spioni.
Per non parlare poi di quelli che non hanno neanche un minimo rapporto con la guerra: i cosiddetti Civili. Già il nome è un errore perché presuppone che vi sia una scelta: essere un civile o un militare. Ma non si può prendere un non-scelta per una scelta. I civili sono Persone che non hanno scelto di vivere in Iraq, in Palestina, in Libano o negli infiniti paesi in cui ci si ammazza. Differenza non formale ma vitale - in tutti i sensi.