Dunque, è andata così.Dopo vari giri per il quartiere riesco a trovare un parcheggio (ora non ricordo neanche dove), mi trascino tra merde di cane e pozzanghere putride, metto a fatica la chiave nella toppa nel portoncino, chiamo l'ascensore, arriva, entro e c'è una puzza di cane bagnato mi spacca il setto nasale. Questa giornata si avvia alla sua squallida degna fine.
Apro la porta di casa fermamente convito di essere moralmente obbligato a scrivere qualcosa di incazzato sulle dichiarazioni di Giovanardi, sullo sterminio accurato e maniacale dei frutti di un week end di lavoro per bocca di una culona francese, sulla mia vita privata che è talmente privata che pure io ne so molto poco. E via discorrendo. Sto per accendere il computer vomitando bile quando penso: "Meglio andare in battaglia a stomaco pieno."
Tiro fuori una focaccia di patate e inizio ad addentarla con rabbia, come un pitt-bull che si scaglia sul culone della suddetta francese. Sento il prosciutto, la mozzarella e la pasta di patate che si fondono per lanciarsi abbracciati giù per lo scivolo dell'esofago. Sono felice per loro.
Intanto la fame cresce. Tiro fuori una porzione monovolume di pasta al forno con funghi e salsiccia e la sbatto con violenza nel forno. Nell'attesa mi siedo a sgranocchiare una sigaretta.
Passano i minuti e un profumo di corposo si spande per la cucina. Un angolo della bocca si inarca in micro sorriso sterile da paresi facciale.
Driiiin. È pronto.
Strattono la pasta costringendola a stendersi faccia a terra nel piatto dai ridicoli decori ospedalieri. Mi ci lancio sopra. Il primo boccone vuole disintegrare, il secondo uccidere, il terzo lasciare in fin di vita, il quarto ferire a morte, il quinto ferire e basta, il sesto tramortire, il settimo fare male, l'ottavo spaventare, il nono dare fastidio, il decimo sfottere, l'undicesimo far ridere, il dodicesimo accarezzare, il tredicesimo abbracciare, il quattordicesimo baciare, il quindicesimo amare. Finita.
Ora ascolto Sgt Pepper e it's wonderful to be here, it's certainly a thrill, me ne frego di Giovanardi, della culona che in fondo aveva una bel sorriso, della mia vita privata che in fondo ogni tanto mi chiama e di tutto il resto. Ora credo che mangerò della torta.